Segnali positivi per l’industria italiana della plastica riciclata, dopo mesi in cui la crisi strutturale che attanaglia da tempo il comparto, schiacciato tra alti costi energetici e una feroce concorrenza extra-Ue, ha portato a chiusure e a riduzioni della produzione. Una criticità acuita anche dagli effetti dei dazi americani, che dalla fine dell’anno scorso hanno fatto dirottare i flussi asiatici destinati agli Usa verso l’Europa, Italia compresa. Ora la crisi del Golfo ha spinto verso l’alto le quotazioni del petrolio, con rincari sulla filiera della plastica che da lì si approvvigiona. E di riflesso benefici su quella che produce materiale riciclato, tornato competitivo. «La crescita dei prezzi delle plastiche vergini e le difficoltà di approvvigionamento hanno mitigato l’invasione di prodotto a prezzi ridotti, con la ripartenza del mercato nostrano, anche quello riciclato, in rialzo nell’ultimo mese», spiega Walter Regis, presidente di Assorimap, l’associazione nazionale di riciclatori e rigeneratori di materie plastiche che rappresenta il 90% della filiera italiana.
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Fonte articolo Il Sole 24 Ore
